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L’estranea

L’estranea, il film diretto da Paolo Strippoli, si apre con una donna che si presenta all’improvviso a casa della propria figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Un segreto custodito a lungo, che ora torna a reclamare il suo prezzo.

Anna Colonna (Jasmine Trinca) fa visita ad Alice (Romana Maggiora Vergano) e apre una ferita rimasta nascosta per vent’anni, dando inizio a un racconto che è insieme una confessione, un processo al passato e un ultimo, disperato gesto d’amore. Perché Anna è una madre che ha bisogno di avere il controllo sul destino dei propri figli e, pur di non arrendersi all’idea che sia impossibile, lo affida a una donna di cui non sa nulla (Valeria Bruni Tedeschi). Quell’estranea le offre la possibilità di decidere, ed è tutto ciò che Anna chiede: poter sconfiggere la spaventosa casualità dell’esperienza umana.

Il film si muove tra due dimensioni opposte. Il presente è imprigionato nell’appartamento di Alice durante una tempesta — uno spazio chiuso, freddo, assediato dall’acqua — mentre il passato ha i colori delle estati luminose in cui la famiglia Colonna sembrava ancora invincibile, piene di corpi, musica e promesse. A tenere insieme i due tempi c’è la spirale, geometria e struttura del racconto: ogni capitolo è più breve e concitato del precedente, e ogni scelta compiuta da Anna la riporta al punto d’origine.

Saga familiare e thriller psicologico, ma soprattutto tragedia nella sua accezione aristotelica — un racconto che suscita pietà e terrore per condurre alla catarsi — L’estranea abita quel punto cieco in cui il desiderio di proteggere chi amiamo può trasformarsi nel modo più feroce di perderlo.

Con Adriano Giannini, presentato in Concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al cinema dall’8 ottobre.