
Serpenti, il film diretto da Roberto De Paolis Maino, comincia da un fatto già compiuto: Paolo Marra (Leonardo Lidi) ha ucciso sua moglie, senza un perché. Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi. Vuole pagare, scontare la pena, ridare dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso.
Ma tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e complicati cavilli burocratici, nessuno lo prende sul serio. Nell’arco di un’unica giornata, il commissariato si trasforma in un modellino della società italiana, dove ogni interlocutore ha qualcosa di più urgente a cui pensare della confessione che ha davanti. L’uomo si scopre così vittima di un paradosso kafkiano: per quanto lo desideri, non riesce a farsi arrestare. Il perfetto capro espiatorio di una società grottesca che ignora chi vuole redimersi.
Nato dalla visione dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, che ne firmano il soggetto e la sceneggiatura insieme al regista, Serpenti è un apologo tragicomico che affronta il tema della violenza sulle donne evitando ogni approccio facile o retorico: sceglie l’assurdo al posto del cinema sociale e trasforma i comprimari in altrettante proiezioni dell’anima tormentata del protagonista, insieme carnefice e vittima.
Con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino e Daniele Parisi, presentato in anteprima alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Spotlight. Al cinema dal 10 settembre.
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